LEGGI E VOLONTARIATO
 

CODICE CIVILE
ART.1176 - Diligenza nell'adempimento. Nell'adempire l'obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata.

ART.2043 - Risarcimento per fatto illecito. Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

ART.2045 - Stato di necessità. Quando chi ha compiuto il fatto dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare se od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, e il pericolo non è stato da lui volontariamente causato ne era altrimenti evitabile, al danneggiato è dovuta un'indennità la cui misura è rimessa all'equo apprezzamento del giudice.

ART.2054 - Circolazione dei veicoli. Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danni. Omissis.

CODICE PENALE

ART.40 - Rapporto di casualità. Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione o omissione. Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.

ART.42 - Responsabilità per dolo o per colpa o per delitto preterintenzionale. Responsabilità obbiettiva. Nessuno può essere punito per un'azione od omissione preveduta dalla legge come reato, se non l'ha commessa con coscienza e volontà. Nessuno può essere punito dalla legge come delitto, se non l'ha commesso con dolo, salvo i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente preveduti dalla legge. La legge determina i casi nei quali l'evento è posto altrimenti a carico dell'agente, come conseguenza della sua azione o omissione. Omissis.

ART.43 - Elemento psicologico del reato. Il reato è doloso, o secondo l'intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell'azione o omissione e da cui la legge fa dipendere l'esistenza del delitto, è dell'agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione; è preterintenzionale, o oltre l'intenzione, quando dall'azione od omissione deriva un evento pericoloso più grave di quello voluto dall'agente; é colposo, o contro l'intenzione, quando l'evento, anche se preveduto, non è voluto dall'agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per l'inosservanza delle leggi, regolamenti, ordini o discipline. Omissis.

ART. 45 - Caso fortuito o forza maggiore. Non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o forza maggiore.

ART.54 - Stato di necessità. Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare se od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, ne altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionale al pericolo. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. Omissis.

ART.113 - Cooperazione nel delitto colposo. Nel delitto colposo, quando l'evento è cagionato dalla cooperazione di più persone, ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il delitto stesso.

ART.323 - Abuso d'ufficio. Il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, che, al fine di procurare a se o ad altri un ingiusto vantaggio non patrimoniale o per arrecare ad altri in danno ingiusto, abusa del suo ufficio, è punito, se il fatto costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a due anni. Se il caso è commesso per procurare a se o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, la pena è al reclusione da due a cinque anni.

 art. 314 – Peculato.Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che avendo per ragione del suo ufficio o servizio ilpossesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito conla reclusione da tre a dieci anni.Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

art. 316 – Peculato mediante profitto dell’errore altrui Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell’esercizio delle funzioni o per servizio, giovandosi dell’errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per se o per un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

art. 323 . Abuso d’ufficio. Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che, al fine di procurare a se o ad altri un vantaggio non patrimoniale o per arrecare ad altri un danno ingiusto, abusa del suo ufficio, è punito se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a due anni. Se il fatto è commesso per procurare a se o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, la pena è della reclusione da due a cinque anni.

 art. 326 – Rivelazione ad utilizzazione di segreti d’ufficio. Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se l’agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino ad un anno. Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che per procurare per se o ad altri un indebito patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a se o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni.

art. 328 – Rifiuto di atti d'ufficio Omissione.Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dai casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a due milioni. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione ella richiesta stessa.

 art. 331 – Interruzione d’un servizio pubblico o di pubblica necessità. Chi, esercitando imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa non inferiore a lire un milione.

art. 336 – Violenza o minaccia a pubblico ufficiale. Chiunque usa violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di pubblico servizio, per ostringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcune delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque su di essa.

art. 337 – Resistenza a un pubblico ufficiale. Chiunque usa violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

art. 340 – Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità. Chiunque, fuori dai casi previsti da particolari disposizioni di Legge, cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino ad un anno.

art. 348 – Abusivo esercizio di una professione. Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a un milione.

art. 358 – Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio.Agli effetti della Legge Penale sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza di poteri tipici di quest’ultima e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale.

art. 362 – Omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio.L’incaricato di un pubblico servizio, che omette o ritarda di denunciale all’Autorità un reato del quale abbia avuto notizia nell’esercizio o a causa di un servizio, è punito con la multa fino a lire duecentomila. Tale disposizione non si applica se si tratta di un reato punibile a querela della persona offesa.

art. 494 – Sostituzione di persona. Chiunque al fine di procurare a se o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona o attribuendo a sé o ad altri un falso nome o un falso stato, ovvero una qualità a cui la Legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno.

art. 496 – False dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o di altri. Chiunque, interrogato sulla identità, sullo stato o su altre qualità della propria o altrui persona, fa mendaci dichiarazioni a un pubblico ufficiale o a una persona incaricata di un pubblico servizio, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino ad un milione.

art. 589 – Omicidio colposo. Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

art. 590 – Lesioni colpose. Chiunque cagiona ad altri, per colpa, una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a lire seicentomila. Se la persona è grave, la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da lire duecentoquarantamila a unmilioneduecentomila; se è gravissimo, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da lire seicentomila a duemilioniquattrocentomila.

 art. 593 – Omissione di soccorso. Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa omette di darne immediato avviso all’Autorità è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a lire seicentomila. Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità. Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata; se ne deriva la morte la pena è raddoppiata.

art. 658 – Procurato allarme presso l’Autorità. Chiunque, annunciando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da lire ventimila a un milione.