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Reazioni psicologiche delle vittime di una catastrofe
Medicina delle catastrofi
E'
facilmente immaginabile cosa si prova nel momento in cui la propria casa è
improvvisamente distrutta: la perdita della parte muraria coincide con la
perdita degli aspetti più intimi e privati della propria vita quotidiana (la
cucina, la camera da letto, il bagno, l'angolo con il televisore, l'armadio con
i propri vestiti, gli oggetti che costituiscono un ricordo). Se a tutto ciò si
aggiunge il paesaggio circostante trasformato in un cumulo di macerie o in un
mare di fango, il dolore per un lutto subito o l'angoscia per un famigliare
ferito o disperso, é intuibile la situazione psicologica in cui vive la vittima
di una catastrofe.
La vittima che sopravvive ad una catastrofe, anche se supera l'evento senza
subire danni o menomazioni fisiche, riporta in forma più o meno lieve danni non
visibili, ma non per questo meno profondi e dolorosi quanto le ferite al corpo.
Questi danni, chiamati insulti psichici, sono la causa di traumi che colpiscono
la psiche (detti psico - traumatismi) e sono dovuti:
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alla paura prodotta
dall'evento (le scosse di terremoto, l'acqua del fiume che invade la casa,
l'esplosione, il fuoco dell'incendio, ecc...);
-
alla paura che l'evento possa
ripetersi (anche se non esistono concrete probabilità che ciò possa
avvenire).
REAZIONI
IMMEDIATE DELLE VITTIME
I danni
psichici sopra indicati possono generare:
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Reazioni emotive
esagerate.
Si manifestano subito dopo l'evento (reazioni immediate), ma possono
presentarsi anche dopo alcuni giorni (reazioni tardive). Questo reazioni
sono normali, di breve durata, improvvise e quando scompaiono, non lasciano
conseguenze.
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Reazioni nevrotiche.
Si manifestano con crisi d'ansia o crisi isteriche e con gli stessi sintomi
delle nevrosi post-traumatiche.
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Reazioni psicotiche gravi.
Si manifestano con stati di confusione mentale e nelle forme più gravi, con
stati deliranti. Il soggetto perde la percezione del proprio stato di salute
(stato clinico) e l'istinto di conservazione.
COMPORTAMENTI
DELLE VITTIME
La
catastrofe, in quanto situazione anomala, scatena reazioni definite
comportamenti reattivi, non sempre razionali e coerenti, che possono essere
pericolosi per le vittime stesse e d'intralcio per i soccorritori.
I comportamenti reattivi possono essere:
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Individuali
Si manifestano in individui isolati, generalmente fragili
-
Collettivi
Si manifestano in gruppi o intere comunità (come il panico).
Questi
comportamenti possono interessare non solo le vittime della catastrofe, ma anche
le popolazioni delle aree vicine e in una certa misura, i soccorritori e i loro
responsabili. Chi opera in situazioni di emergenza, dal medico al volontario, ed
a qualunque livello d'intervento nella catena dei soccorsi sia coinvolto, deve
essere informato dell'esistenza di reazioni psichiche e di comportamenti
inadeguati. Se inserito nella catena dei soccorsi sanitari, deve saperli
diagnosticare e valutare nella loro gravità, durata e necessità di assistenza.
REAZIONI
DELLE VITTIME ALLA TENSIONE EMOTIVA
Le reazioni
dell'organismo alle situazioni straordinarie, costituite da un evento
catastrofico e dalle conseguenti perdite umane e materiali, sono sintomi
definiti reazioni alla tensione.
Questi sintomi si possono presentare immediatamente o successivamente al
disastro, anche dopo mesi, in maniera blanda o più o meno intensa.
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Ansia
E' una spiacevole sensazione di tensione e timore continuo, anche senza una
ragione immediata che la possa giustificare.
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Depressione
E' costituita da una sensazione di stanchezza con la perdita di interesse per
ciò che succede nel mondo esterno. E' accompagnata da apatia e provoca una
visione prevalentemente negativa di sé e degli altri.
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Apatia
Costituisce il blocco delle sensazioni. Insorge quando si prende coscienza
della gravità della situazione. Si evita di pensare o di parlare dell'evento
traumatico e ciò può essere interpretato, erroneamente, come segnale di
forza d'animo o di insensibilità.
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Paura
E' causata dal timore di subire altri danni, dalla preoccupazione per la sorte
dei famigliari, dal timore di essere lasciati soli, di dover lasciare i
propri cari, di non farcela a superare il momento difficile. Inoltre,
soprattutto nel caso di terremoti, é provocata dal timore che il disastro si
ripeta.
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Tristezza e dolore
Sono causati dalla morte di persone care o conosciute, dalla vista dei feriti
e dai danni provocati dall'evento.
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Colpevolezza
Insorge alcuni giorni dopo l'evento. E' causata dal senso di colpa di essere
sopravvissuto al disastro, di non essere rimasto ferito, di aver salvato
parte dei beni, dal rimpianto per le cose non fatte.
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Vergogna
Insorge nella vittima nella fase immediatamente successiva all'emergenza. E'
causata dalla consapevolezza di essere sembrato indifeso, emozionalmente
vulnerabile, irrazionale, bisognoso degli altri, per non essersi comportato
come avrebbe desiderato. Questo sentimento è alimentato dalla sensazione di
aver dedicato poca attenzione alle persone care che sono state ferite o sono
scomparse.
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Aggressività
E' causata dalla rabbia irrazionale per quello che é successo, per
l'ingiustizia e l'insensatezza dell'avvenimento, dal rancore per chi ha
causato il disastro o ha permesso che accadesse, per chi si é dimostrato
inefficiente nel portare i soccorsi, per la presunta mancanza di
comprensione degli altri.
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Alternanza di stati
d'animo
Nelle vittime di una catastrofe é molto frequente il passaggio repentino da
uno stato di prostrazione, sfiducia e delusione, alla speranza quasi
euforica, di futuri tempi migliori.
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Iperattività mentale
Pensieri invadenti sull'evento e le sue conseguenze, si alternano agli sforzi
di evitarli. Questa iperattività mentale diventa la causa di forti tensioni
psicologiche. Si rivive l'avvenimento ripetutamente (soprattutto nel sonno e
nelle fasi di riposo in cui si è più rilassati) e ciò é faticoso per la
psiche, anche se importante al fine di accettare l'evento.
Questi disagi
possono essere particolarmente intensi:
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se il disastro ha causato
molte vittime
-
se la scomparsa delle vittime
é stata improvvisa e violenta
-
se i corpi delle vittime non
sono stati recuperati
-
se il singolo sopravvissuto
aveva dipendenza dalla persona scomparsa
-
se la relazione
interpersonale tra sopravvissuto e persona scomparsa attraversava un momento
difficile
-
se la tensione dovuta alla
catastrofe si é sommata ad altre precedenti.
REAZIONI
FISICHE DELLE VITTIME
I disagi
psicologici indicati precedentemente possono essere accompagnati anche da una
serie di disagi fisici quali:
-
stanchezza
-
insonnia
-
incubi
-
affaticamento mentale
(perdita temporanea di memoria e incapacità o difficoltà a concentrarsi)
-
disorientamento
-
palpitazioni
-
tremori
-
difficoltà respiratorie
-
costrizioni alla gola ed al
petto
-
nausea
-
diarrea
-
tensioni muscolari anche
dolorose (ad esempio emicrania, dolori al collo e alla schiena, spasmi al
ventre)
-
irregolarità mestruali nelle
donne
-
cambiamenti delle abitudini
nella vita sessuale
RAPPORTI
FAMIGLIARI E RELAZIONI SOCIALI
Il dopo catastrofe
può modificare l'equilibrio dei rapporti tra le vittime, sia nell'ambito
famigliare, che nei rapporti interpersonali e di gruppo. Vivere un evento
traumatico e tragico, da un lato può rafforzare i rapporti sia all'interno della
famiglia, sia tra un gruppo di conoscenti o amici, dall'altro li può modificare,
fino a tenderli, esasperarli e interromperli. I rapporti migliorano e si
rinsaldano perché si é stati vittime dello stesso evento catastrofico, si sono
condivise e superate grandi difficoltà, si é stati solidali con scambi reciproci
di aiuti materiali e conforti morali. Le cause di tensioni e fratture nei
rapporti interpersonali possono essere: la convinzione che gli altri non diano
abbastanza, che ciò che danno é sbagliato, l'impressione di non essere in grado
di dare ciò che gli altri si aspettano. L'insorgere di difficoltà nelle
relazioni famigliari e interpersonali, può provocare reazioni quali: la
diminuzione dell'efficienza nelle attività lavorative, aggressività, l'abbandono
delle attività favorite, l'incremento dell'uso del tabacco e dell'alcool, l'uso
di sostante psicotrope (droghe leggere e pesanti)
E' necessario che le vittime di una catastrofe, superata l'emergenza
dell'immediato post-catastrofe, affrontino al più presto la nuova realtà. La
vittima può trovare sollievo se é impiegata in attività di aiuto agli altri,
evitando, in ogni caso, che l'impegno si trasformi in iperattività, nociva
perché svia l'attenzione dalle proprie necessità. La ripresa del contatto con la
realtà quotidiana, anche se cruda, al fine di aiutare ad accettare l'evento, può
avvenire facendo, per esempio, l'inventario dei danni subiti, tornando sul posto
dove prima sorgeva la propria casa, partecipando al funerale di una vittime. La
solidarietà reciproca, cioè l'aiuto anche emozionale di altra gente, porta
sollievo: condividere sentimenti con chi ha avuto la stessa esperienza, é
importante per accettare l'evento stesso. Non tutte le vittime di una catastrofe
scelgono di impegnarsi a favore degli altri: molte, infatti, scelgono come mezzo
per controllare le proprie emozioni l'intimità preferendo essere soli, con la
famiglia o con amici. La vittima, in ogni caso, deve essere in grado di decidere
se stare o no con gli altri; infatti, se l'attività e l'apatia assumono
dimensioni esagerate, diventano fattori negativi che ritardano il miglioramento
psicologico e il reinserimento nella vita quotidiana.
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