Scabbia e pediculosi: epidemiologia, presa a carico e prevenzione

David Guggisberg, Losanna

Introduzione

Sebbene le ectoparassitosi non siano delle affezioni gravi in quanto tali, i disagi (prurito) che generano alle persone che ne sono affette e l'alto grado di contagiosità in alcune circostanze (per esempio la scabbia norvegese), devono spingere il medico a sconfiggere rapidamente queste affezioni, a trattarle in modo appropriato e ad operare le misure necessarie per prevenire l'infezione delle persone a contatto con il paziente.

  1. Scabbia

Scabbia tipica

Epidemiologia e biologia del parassita

La scabbia è un'ectoparassitosi a trasmissione interumana, dovuta all'acaro Sarcoptes scabini (foto). Questo acaro è munito di 4 paia di zampe. La femmina misura circa 0.4 mm di lunghezza e penetra nello strato corneo scavandovi delle gallerie. Ogni femmina depone in totale dalle 10 alle 40 uova che si schiudono in una settimana. Le larve diventano adulte in 3 settimane e iniziano quindi un nuovo ciclo. Meno del 10% delle uova deposte produce degli acari adulti. Il tempo di sopravvivenza degli acari femmina all'esterno dell'ospite umano non oltrepassa i 2 o 3 giorni. La trasmissione del parassita avviene essenzialmente per contatto sessuale e contatto prolungato con la pelle (tenendo in braccio un bambino), più raramente per mezzo di vestiti o biancheria.

Clinica

L'incubazione dura in media 3 settimane nel caso di una primoinfezione e da 1 a 3 giorni in caso di reinfezione. La scabbia è caratterizzata da prurito, spesso intenso e a recrudescenza notturna. La lesione cutanea più caratteristica è la galleria scabbiosa, ma delle papule eritematose, delle vesciche e dei noduli eritematosi induriti sono ugualmente riscontrati in caso di scabbia. Un eczema delle lesioni e delle escoriazioni non è raro, e può essere causa di un ritardo nella diagnosi. Le localizzazioni più frequenti e sospette sono gli spazi interdigitali palmari, i polsi, le mammelle, l'ombelico, il basso addome, gli organi genitali esterni e la piega interglutea. Nei bambini, non è raro osservare il coinvolgimento di palmi delle mani, testa e collo, che non si riscontra negli adulti.

Diagnosi

La diagnosi riposa sull'anamnesi (prurito), la clinica (topografia caratteristica e gallerie scabbiose) e l'esame sotto microscopio dei prelievi effettuati a livello delle lesioni, grattando con una lama di bisturi. Si tenterà con questo metodo di mettere in evidenza gli acari adulti, le uova o gli escrementi, la cui presenza permette una diagnosi di scabbia.

Trattamento e prevenzione della trasmissione alle persone a contatto.

Il trattamento della scabbia si basa principalmente sull'uso di diversi medicamenti topici (esacloruro di gamma-benzene, benzoato di benzile, permetrina al 5% e piretrina). I vantaggi della permetrina al 5% (Lyclear®) risiedono nella sua ridotta tossicità rispetto a gamma-benzene esacloruro (Lindane®), nella possibilità di somministrarlo al bambino e alla donna incinta, e nella sua applicazione unica durante 8-12 ore (da ripetere eventualmente dopo 1 settimana). In tutti i casi il topico sarà applicato sull'insieme del tegumento eccezion fatta per viso e cuoio capelluto. E' importante tagliare le unghie e applicare con cura il topico nella regione peri-ungueale, senza omettere gli spazi interdigitali.

Il trattamento deve concernere i soggetti colpiti da scabbia e i suoi famigliari. Al fine di evitare una reinfezione e di prevenire la trasmissione della parassitosi, un certo numero di misure complementari sono indispensabili durante tutto il trattamento (vedi Tabella 1).

Tabella 1: Misure complementari indispensabili in caso di trattamento di scabbia

Disinfezione della biancheria

  • Lavare a 60°C o più (idealmente far bollire) lenzuola, federe, biancheria intima e calze alla fine del trattamento.
  • Quello che non può essere lavato a questa temperatura viene messo da parte in un sacco di plastica per 3 giorni
  • materassi e coperte senza lenzuola: disinfezione del letto con un antiparassitario in polvere

Trattamento dei soggetti a contatto

  • trattamento simultaneo di ogni persona (anche esente da segni clinici) abitante nello stesso locale o appartamento
  • durante il trattamento nessun rapporto sessuale con una persona che non sta seguendo il trattament

Scabbia Norvegese

Definizione e clinica

La scabbia norvegese (o scabbia crostosa) è causata dallo stesso acaro che è all'origine della scabbia tipica. E' caratterizzata da una proliferazione massiccia (da migliaia a milioni) di Sarcoptes scabiei ed è quindi estremamente contagiosa. Il prurito è spesso discreto o assente. La distribuzione delle lesioni è frequentemente atipica con un interessamento nell'adulto di viso, cuoio capelluto, palme delle mani e piante dei piedi. La prima descrizione di scabbia norvegese è stata fatta nel 1948 da Danielssen e Boek in pazienti con malattia di Hansen, in Norvegia. Nel 1986 sono stati pubblicati i primi casi di scabbia norvegese in pazienti con SIDA. La scabbia norvegese è pure stata osservata in associazione con la somministrazione di trattamenti immunosoppressori, con disturbi neurologici o mentali, e con la sindrome di Down. L'alta contagiosità dell'infezione è all'origine di diverse epidemie di scabbia norvegese in ospedali, ricoveri o altri istituti.

Diagnosi

Come per la scabbia tipica, la diagnosi si basa sull'anamnesi, la clinica e l'esame dei prelievi sotto il microscopio.

Trattamento e prevenzione della trasmissione alle persone a contatto.

La scabbia norvegese può rispondere a un trattamento topico con esacloruro di gamma-benzene (Lindane®) associato a dei cheratolitici, ma numerose applicazioni di Lindane® possono rendersi necessarie per eradicare il numero importante di parassiti presenti in caso di scabbia norvegese. L'applicazione di una crema con 5% di permetrina (Lyclear®) costituisce un'alternativa efficace e sicura all'applicazione del Lindane®, sia nell'adulto che nel bambino. In caso di mancata risposta al trattamento topico, oppure di prima intenzione, la somministrazione di una dose unica orale di ivermectina (Mectizan®) si è rivelata molto efficace. L'ivermectina è un agente antiparassitario la cui indicazione essenziale è il trattamento dell'oncocercosi.

Sono stati pubblicati parecchi rapporti di trasmissione nosocomiale dell'infezione, nei quali i casi iniziali erano dei soggetti HIV positivi colpiti da scabbia norvegese. Nel corso di uno studio recente le lenzuola, federe, slip e pigiama utilizzati durante 2 giorni consecutivi da un paziente infetto da scabbia ipercheratosica, sono stati lavati, e l'acqua del lavaggio filtrata allo scopo di valutare il numero di organismi disseminati dal paziente infetto. Il sedimento totale ha mostrato la presenza di 7640 parassiti! Questo dimostra il grande potenziale di contagiosità dei pazienti colpiti da scabbia norvegese.

La scabbia norvegese dev'essere diagnosticata e trattata il più rapidamente possibile, in modo da prevenire la sua trasmissione ad altre persone. Le precauzioni da prendere sono presentate nella Tabella 2.

Tabella 2: Misure da prendere in caso di Scabbia norvegese
  • isolamento del paziente
  • evitare i contatti pelle-pelle
  • uso di guanti e camici
  • decontaminazione della biancheria prima del lavaggio in lavanderia (almeno 20 min. a 60°C)
  • trattamento simultaneo della popolazione a rischio (contatti

2. Pediculosi

Epidemiologia e biologia del parassita.

Si conoscono 2 specie di pidocchi specifiche per l'ospite umano, il Pediculus humanus (P. capitis e P. corporis) e il Pediculus pubis (o piattola). Si tratta di parassiti obbligati, ospiti specifici dell'uomo. La morfologia di queste 2 specie di pidocchi è diversa (vedi Figure 1 e 2). La durata di vita delle femmine adulte è dell'ordine di 30 giorni. Depongono in media una decina di uova (lendini) al giorno. Le lendini, di colore grigiastro, sono strettamente attaccate al pelo o ai capelli, si schiudono in 7-9 giorni e diventano mature al massimo una settimana più tardi. La trasmissione dei pidocchi del capo avviene per intermediario di spazzole per capelli o per contatto diretto, quella del corpo per contatto diretto o mediante biancheria o vestiti. La trasmissione dei pidocchi del pube implica in generale un contatto ravvicinato tra individui, ma può anche avvenire per mezzo di vestiti, biancheria o asciugamani. Il rischio di acquisizione di una pediculosi del pube dopo un contatto sessuale con una persona infetta è circa del 95%.

Clinica

La pediculosi del cuoio capelluto interessa soprattutto i capelli della zona occipitale e le regioni retro-auricolari, e si manifesta essenzialmente con prurito. I pidocchi adulti sono difficili da scovare (spesso meno di 10 parassiti maturi presenti). Le epidemie, in particolare nelle scuole, sono frequenti. Le complicazioni (impetigine secondaria e foruncolosi con adenopatia cervicale) non sono rare.

Le pediculosi del corpo si rivelano spesso attraverso delle lesioni dovute al grattamento, delle lesioni eczematiformi o delle lesioni orticarioidi. I pidocchi sono ritrovati più spesso nei vestiti che non sulla pelle.

I pidocchi del pube si insediano nei peli del pube, della regione perianale e delle cosce. Abitualmente situati alla base del pelo, le lendini possono somigliare a delle piccole macchie rossastre. Le forme adulte sono pure difficili da mettere in evidenza.

Trattamento e prevenzione della trasmissione alle persone a contatto

I trattamenti topici classici sono la lozione di malatione al 0.5-1% (Prioderm®). La permetrina all'1% (Loxazol®), le piretrine e l'esacloruro di gamma-benzene (Lindane®). Questi topici esistono sotto forma di shampoo, gel, lozioni o crema e sono applicati secondo degli schemi terapeutici propri. Un secondo trattamento è generalmente raccomandato dopo maturazione delle lendini (7-10 giorni). Pur uccidendo i pidocchi, tutti questi pediculicidi non li staccano dal cuoio capelluto, e gli organismi morti devono essere eliminati mediante un pettine sottile. Sono pure necessarie alcune misure complementari (Tabella 3): i pettini e le spazzole devono essere immersi in uno shampoo pediculicida. Per la pediculosi del corpo, è importante anche eliminare i pidocchi attraverso un lavaggio dei vestiti.

Tabella 3: Misure complementari da prendere in caso di pediculosi

a. pediculosi del cuoio capelluto

lavaggio/disinfezione di cappelli, foulards, federe

disinfezione di pettini e spazzole per capelli in uno

shampoo antiparassitario

b. pediculosi del corpo e pediculosi del pube

lavaggio a 60°C o più di vestiti, biancheria intima, lenzuola

c. In tutti i casi

Trattamento delle persone a contatto

Ripetere il trattamento topico dopo 7-10 giorn

3. Conclusione

Concludendo, è bene che sia il medico che il personale di cura stiano attenti ai segni e ai sintomi (a volte inizialmente discreti) delle ectoparassitosi nell'intento di:

  • Diagnosticare e trattare l'infezione il più rapidamente possibile e nel modo più appropriato.
  • Far applicare le misure terapeutiche e di prevenzione per le persone a contatto non appena è posta la diagnosi.
  • In caso di presentazione o di evoluzione anomala, il dermatologo sarà consultato per dare un parere specialistico.

 

Figura 1&2 : Pediculus humanus capitis & Phtirius pubis (morpion)

a cura di Franco Busato Volontari Protezione Civile Milano Gruppo Assistenza