3. Sicurezza sui luoghi di lavoro

Quali sono le responsabilità di una addetta al primo soccorso all’interno di un’Azienda se, dopo aver valutato le condizioni di un paziente che, a seguito di un lieve infortunio, e da me giudicato come meritevole di una sutura presso una struttura ospedaliera (sia per il tipo di ferita che per la collocazione), lo stesso veniva dal direttore del reparto giudicato come irrilevante e medicato alla svelta con un cerotto. Se in un caso più grave avvenisse la stessa cosa come posso tutelarmi e dimostrare che, per le mie conoscenze, ho fatto il possibile ma sono stato prevaricato.

Grazie per l’attenzione

antonella

Cara Antonella,
dici di essere "addetta al primo soccorso". L'indicazione non è del tutto corretta e non mi consente di identificare con sicurezza quale ruolo tu svolga all'interno dell'azienda. Probabilmente (ma se non è così, ti invito a comunicarmelo perché la risposta potrebbe essere differente) tu sei uno dei lavoratori designati dal datore di lavoro all'attuazione dei provvedimenti previsti dall'art.15 della famosa legge 626 del 1994.
Mi spiego. L'artico 15 della legge appena citata impone al datore di lavoro, "tenendo conto della natura dell'attività e delle dimensioni dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, sentito il medico competente ove previsto", di prendere "i provvedimenti necessari in materia di pronto soccorso e di assistenza medica di emergenza, tenendo conto delle altre eventuali persone presenti sui luoghi di lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche per il trasporto dei lavoratori infortunati". Per l'attuazione di tali obblighi il datore di lavoro può designare uno o più lavoratori. Immagino che tu sia, appunto, uno dei lavoratori designati. Se così è, nel caso che hai descritto il tuo compito non poteva che essere quello chiamare un ambulanza o di provvedere in altro modo perché l'infortunato fosse trasportato in ospedale. E' chiaro, però, che il lavoratore ferito è libero di rifiutare il trasporto in ospedale e tu non puoi certo obbligarlo. L'unico tuo problema è quello di accertarti di essere in grado di provare in futuro che la decisione circa il mancato trasporto non è stata tua ma dell'interessato. Se poi la decisione del lavoratore è conseguenza di un ordine ricevuto da un superiore, quest'ultimo sarà responsabile del suo ordine e se ritieni che tale ordine sia scorretto, niente ti impedisce (ma non hai l'obbligo di farlo) di segnalare l'episodio alla direzione aziendale perché valuti il comportamento del capo reparto.

Un saluto
Avv. Roberto Avanzi

Sono un soccorritore-Autista volontario da 13 anni, e ad oggi vedo ancora un notevole disinteresse da parte degli addetti ai lavori di portare noi volontari in sicurezza durante gli interventi. Doveva arrivare il panico da S.A.R.S. per portare un po' di sale in zucca a queste persone per investire qualche soldo in più verso noi Volontari che di soldi non ne vogliamo neppure sapere. Ora che mi sono sfogato Le spiego nel dettaglio il quesito: esiste un appiglio per poter obbligare l'Associazione/Ente/Società a dotare ciascun Volontario dei D.P.I, nello specifico Occhiali para schizzi, Casco PF 1000, Calzature a norma CE, ecc.? E' vero quanto dice l'Avv. Dubini Rolando di Milano e cioè: "L’applicabilità integrale dell’intera legislazione vigente in materia di sicurezza e igiene del lavoro è fuori discussione per i lavoratori dipendenti, e tali devono ritenersi indipendentemente dalla continuità e dall’onerosità del rapporto: “ai fini dell’applicazione delle norme di prevenzione degli infortuni, sono lavoratori subordinati tutti coloro che, indipendentemente dalla continuità e dall’onerosità del rapporto prestano, fuori del proprio domicilio, il loro lavoro alle dipendenze e sotto la direzione altrui, ossia con il vincolo della subordinazione al potere direttivo, organizzativo e disciplinare dell’imprenditore” [Corte di Cassazione Penale - sezione IV - 10 novembre 1998 n° 11606 Cialvigni, conforme Cassazione penale, sez. IV, 16 giugno 1983, Bionda, in Cass. pen. 1985, 186 (s.m.)], e dunque anche a coloro che prestano volontariamente la propria attività lavorativa a favore di associazioni senza scopo di lucro." Se Lei riuscisse ad indicare una strada da seguire , penso che questa mail possa risultare utile , anche a molti altri colleghi.  Nella speranza di poter intraprendere un nuovo percorso con la testa rivolta anche alla nostra sicurezza personale e non solo a quella del paziente. Rimango in attesa di una sua gentile  e sollecita risposta.

Nicola L.

 

P.S. La fonte da cui ho estrapolato quel riferimento è la seguente: www.edsicur.com/rivista/articoli/2000/giugno/08.html

 
Caro Nicola,
condivido pienamente quello che ha scritto il mio collega che peraltro riporta una decisione della Cassazione. Sarebbe troppo lungo descrivere nel dettaglio quel che la famosa legge 626 prescrive. Posso dire che, per quel che mi pare di osservare intorno a me, molte associazioni debbono fare molta strada per adeguare le proprie "abitudini" agli obblighi imposti dalla normativa in tema di sicurezza sul lavoro. Mi chiedi di indicarti una strada da percorrere parlando del "sale in zucca" che manca agli "addetti ai lavori". Se per addetti ai lavori ti riferisci ai dirigenti della tua associazione, ti rispondo così, scusandomi sin d'ora per l'apparente brutalità (visto cha siamo tra volontari mi sento autorizzato a non usare fronzoli o salamelecchi): rimboccati le maniche. Il lavoro da fare in ogni associazione è tanto: definire le necessità, fare preventivi di spesa, reperire le risorse finanziarie e molto altro ancora. So bene con quanta difficoltà nelle associazioni si riesce a trovare persone che abbiano il tempo di occuparsi di tutte queste cose e quindi il miglior consiglio che ti posso dare è "fallo tu!", cominciando con il contattare un esperto che possa aiutarti nel definire cosa sia necessario fare nella tua associazione (ogni realtà è diversa e richiede un intervento specifico). Se, al contrario, per "addetti ai lavori" intendi coloro che hanno la responsabilità politica di aver varato una legge senza tener conto della necessità di reperire risorse finanziarie a favore di soggetti come le associazioni di volontariato, allora il problema che tu poni si inserisce in quel generale disinteresse e approssimazione che le autorità politiche hanno da sempre rivolto al primo soccorso e di cui ho più volte parlato su questo sito (vedi le risposte sulle patenti, ad esempio, o sui defibrillatori automatici). A questo riguardo non ho buoni consigli da darti se non quello di fare tutto ciò che è nelle tue disponibilità di cittadino per indurre chi scrive le leggi ed amministra i soldi pubblici a farlo in modo più appropriato.
Un saluto, Avv. Roberto Avanzi

 

 

Gentilissimo Avvocato mi chiamo Masina Stefano le scrivo dalla Provincia di Bologna
Sono stato appena designato Rappresentate dei Lavoratori per la Sicurezza nell'Azienda dove lavoro
le spigo cosa mi è successo : Una mattina di qualche giorno fa , mentre lavoravo nella mia postazione , con la coda dell'occhio ho intravisto un'autovettura passare all'interno dello stabilimento , alla giuda il c'era il Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione dell'Azienda , con a bordo una lavoratrice che si era sentita male ,proveniva dalla parte opposta della fabbrica e la stava portando in infermeria . Dopo che le operazioni di soccorso erano terminate , mi sono avvicinato al Direttore di Stabilimento e ho fatto notare che secondo me :  1. la macchina anche se aziendale non poteva passare all'interno dell'edificio
2. e non era abilitata al trasporto di infortunati
ora la direzione mi accusa di :
1. di avere ostacolato i soccorsi
2. di avere offeso un mio superiore

vorrei avere da lei un consiglio, come posso fare per difendermi da queste accuse che le ritengo false e ingiuste
la ringrazio anticipatamente per la risposta
Masina Stefano



Caro Stefano,

per fornirti una risposta precisa avrei bisogno di avere qualche altra informazione. e precisamente se c'è qualche regolamento interno che vieta il transito di autovetture nello stabilimento e che tipo di evento si era verificato.
mi spiego meglio, se si trattava di un evento traumatico, con sospetto trauma cranico e di collona, sicuramente l'aver utilizzato un'autovettura per la mobilizzazione del paziente ha messo in pericolo la sua integrità fisica; se al contrario si tratta di un eveto di tipo "medico", non vedo nulla di strano nell'aver utilizzato una macchina, salvo appunto che le vostre procedure aziendali non prevedano qualcosa di diverso.
non per tutti i tipi di malori è necessario l'intervento di un'ambulanza o l'utilizzo una barella.


per quanto riguarda le accuse che ti muove l'azienda bisognerebbe sapere come si sono svolti effetivamente i fatti.
Detto questo, in quanto Rappresentante dei Lavoratori tu hai diritto a chiedere spiegazioni, ma a mio parere in certi casi è meglio farlo in maniera ufficiale, magari con una lettera.
Inoltre a noi soccorritori viene insegnata come prima cosa che "davanti al paziente non si discute mai, e le decisioni le prende il capo-equipaggio" stessa cosa in azienda, salvo che tu abbia una qualifica speriore (sei un soccorritore per esempio) il Responsabile Protezione e prevenzione è il "caposervizio" quindi è lui che prende le decisioni, salvo la tua possibilita di chiedere spegazioni.
P
er quanto riguarda il difenderti dalle accuse, non posso aiutarti se non consigliandoti di far presente che tu hai agito in buona fede, ritenendo più idoneo l'intervento di un mezzo più appropriato per il trasporto, oltre al fatto di essere intervenuto a soccorso ultimato.

Un Saluto
Luca Castelli
Dott. in Giurisprudenza
 

Sono un soccorritore volontario presso una Pubblica Assistenza dopo aver frequentato vari corsi quali B.L.S.D. P.B.L.S. P.H.T.L.S sono abilitato a prestare anche servizi urgenti primari 118. Purtroppo nessuno è mai riuscito ad fornirmi in modo chiaro ed univoco informazioni su come giuridicamente viene considerato un soccorritore volontario con quali obblighi, doveri e diritti, ecco alcune domande che voglio inoltrarle. mi hanno detto che il soccorritore volontario è considerato "incaricato di pubblico servizio" che cosa significa e che cosa comporta?  quando non siamo in servizio oltre all'obbligo morale che è sottointeso abbiamo obblighi giuridici nel dover soccorrere una persona in difficoltà, se si quali sono questi obblighi?  nella ditta dove lavoro non faccio parte dalla squadra di pronto soccorso, è vero che il coordinatore di questa squadra o un preposto che sono a conoscenza della mia attività di soccorritore volontario hanno comunque l'obbligo di chiamarmi quando vi è una situazione di evidente gravità?
in caso di mio intervento una persona che non ha nessuna competenza e conoscenza di soccorso può dirmi che cosa devo fare o che cosa non devo fare? ( in pratica: il coordinatore della squadra di pronto soccorso, mio diretto superiore mi chiama per un infortunio abbastanza grave accaduto ad un collega, valuto la situazione e ritengo che per garantire un soccorso efficace è necessario l'intervento del 118. Il coordinatore ha fatto obbiezione sulla mia scelta e solo dopo la mia insistenza e una animata discussione sono riuscito a far intervenire il 118 ). Avevo un modo più "civile" per garantire un soccorso adeguato alla situazione?
Sicuro che con le sue risposte riuscirà a chiarirmi quanto sopra esposto.
Nell'attesa porgo distinti saluti e molti ringraziamenti


Elisio Ringio



in primo luogo è da precisare che il soccorritore in quanto tale è una figura non giuridicamente delineata nella sua completezza, tanto è vero che nelle tabelle istat non figura ancora come professione e per tanto non può essere indicata come tale nella carta d'identità.
Invece la figura del volontario trova ampia delineazione normativa nella legge quadro sul volontariato 266/91.

Per quanto concerne il soccorritore (volontario o stipendiato che sia non importa), o meglio, l'operatore non sanitario dell'urgenza extra - ospedaliera, è da precisare qanto segue:

nelmomento stesso in cui il soccorritore entra in servizio svolgendo un 'attività per un'associazione convenzionata con il SSN e comunque per il fatto che tale attività abbia un carattere pubblicistico, assume ex art. 358 del Codice Penale la qualifica di Incaricato di Pubblico Servizio [Cass. Pen. 6687/97].

Ora all'assuzione della qualifica di Incaricato di Pubblico Servizio si accompagna un aumento di protezione, di doveri e quindi di responsabilità, ma non un aumento di poteri.

Per quanto riguarda l'aumento di protezione ciò si riflette nell'aumento di pena pari a un terzo a cui soggiace chiunque commette un reato nei confronti di un IPS.
Di riflesso l'IPS soggiace a un umento di pena pari a un terzo per i reati compiuti nell'esercizio delle sue funzioni.


Inoltre vi è un aumento di doveri i capo all'IPS

1 - obbligo di denuncia ex art. 362 che impone all'IPS di denunciare all'autorità giudiziaria senza ritardo qualsiasi fatto o situazione che abbia le caratteristiche di reato perseguibile d'ufficio (es. i maltrattamenti in famiglia), che sia appreso nell'esercizio delle sue funzioni

2 - Obbligo al segreto d'ufficio o segreto professionale: inteso come notizia, che se divulgata, produrrà un danno alla persona interessata o a un suo famigliare.
Il segreto deve essere mantenuto anche nei confronti di parenti e conoscenti e copre oltre alle mere informazioni sanitarie anche le circostanze di ftto in cui è avvento il soccorso.
L'obbligo deve essere mantenuto anche ni confronti ddei pazienti minorenni, ma le notizie devono essere comunicate ai genitori o tutori legali.
Per quanto riguarda la trasmissione ai colleghi a titolo esemplificativo e formativo, ciò deve essere fatto nel rispetto della privacy.
Non costituisce infine violazione a tale obbligo la comunicazione ad altri IPS o Pubblici Ufficiali per motivi di servizio (medici, infermieri, prsonale amministrativo addetto all'accettazione)

3 - Tutela della Privacy. ovvero tutela dei dati sensibili atti a identificare identità e condizioni di salute



Essendo un IPS e non un Pubblico Ufficiale il Soccorritore non potrà pretendere documenti personali nè trattenere con la forza.

Circa l'obbligo di soccorrere è da tener presente che il soccorritore in servizio non risponderà di omissione di soccorso ex art. 593 del C.P., come reatocontro la persona, ma del ben più grave, in quanto reato contro la Pubblica Amministrazione, Omissione o Rifiuto di atti d'ufficio ex art. 328 C.P.

Per quanto concerne il comporatmento da tenere fuori servizio, oltre all'obbligo di conattare i soccorsi, il soccorritore non può esimersi dal prestare l'assistenza compatibilemte con le conoscenze e i mazzi a disposizioni per non incorrere nella fattispecie di Omissione d Soccorso.

Infine per quanto riguarda l'episodio raccontato c'è una considerazione da fare:

il soccorritore assume la qualifica di IPS nel momento in cui entra in servizio per il carattere pubblicistico che il suo operato viene ad assumere.
Ora cosa vuol dire entrare in servizio? il mero indossare la divisa e uscire su un mezzo di soccorso o in una visione più ampia il soccorrere una persona in difficoltà?
A giudizio di molti l'entrare in servizio è da intendersi come il prestare aiuto qualificandosi come soccorritore, viste anche le implicazioni che questo comporta, pertanto ritengo che in una situazione come quella descritta tu possa far valere la qualifica di cui sei in possesso, arrivando nel caso a far muso duro minacciando un esposto all'Autorità Giudiziaria per Interruzione di Pubblico Servizio e addirittura Violenza a Incaricato di Pubblico Servizio.
Ti consiglio magari di entrare in contatto con il responsabile 626 al fine di farti inserire nella squadra di pronto soccorso, visto comunque il tuo curriculum, al fine di evitare spiacevoli contarsti nell'ambito lavorativo.
 


Luca Castelli
Dott. in Giurisprudenza

 dura lex